Porto di Clanezzo

UBIALE  CLANEZZO

La denominazione del comune trae origine dal nome delle due principali frazioni; Ubiale sede comunale e Clanezzo, essa è però recente, perché durante i secoli pur mantenendo pressoché gli stessi confini “tracciati dalla natura”, ha subito numerosi cambiamenti a causa di motivazioni di ordine geografico, politico e culturale.

Il paese ha una storia antichissima come dimostrano i numerosi resti preistorici trovati in diverse località, tra le quali, la più estesa è detta “piane” dove sono stati rinvenuti resti di insediamenti che risalgono al sesto millennio a.C.

I primi documenti che richiamano le località di Ubiale e Clanezzo risalgono al XIII sec, ad essi, è però associato anche il nome di Brembilla, in fatti si legge Ubiale di Brembilla, Clanezzo di Brembilla etc. Infatti a quel tempo la zona chiamata Brembilla non corrispondeva all’attuale, ma comprendeva Ubiale, Clanezzo, Mortesina, Brembilla, Laxolo e altre piccole contrade.

Durante le sanguinose lotte tra guelfi e ghibellini, le famiglie della Brembilla capeggiate dai Carminati e dai Dalmasoni di parte ghibellina si scontrano molte volte con gli abitanti della Valle Imagna di fede guelfa e le cronache di quel tempo sono ricche di episodi che ricordano le cruenti gesta dei ghibellini Brembillesi.

Gli storici raccontano che le contrade della Valle Brembilla erano così unite e concordi che formavano un solo corpo e una sola repubblica ed erano così sicure e protette perché oltre ai castelli di Ubione, Clanezzo e Casa Emminente, pareva che la stessa natura ne avesse disegnato le difese.

Quando il territorio passò sotto il dominio della Repubblica di Venezia, la “Brembilla” mantenne gli stessi confini e i suoi uomini lo stesso carattere bellicoso, tanto che i rettori della città di Bergamo dovettero richiamarli all’ordine molte volte.

I richiami, però, non ottennero l’effetto sperato e fu così che i veneziani decretarono la tragica distruzione della Brembilla che avvenne nel 1443.

Distrutti i castelli, rase al suolo le case ed esiliato tutti i suoi abitanti (si sparsero nel milanese e da essi trae origine il cognome Brembilla o Brambilla), il governo veneziano stabilì che più nessuno vi avrebbe dovuto abitare per almeno cento anni. 

In seguito, sui resti degli antichi edifici, sorsero altre abitazioni, le contrade che si trovavano in valle Imagna vedi Mortesina, Ca Carminati, Oppolo etc entrarono a far parte dei comuni di Capizzone, Laxolo rimase da solo e Clanezzo e Ubiale formarono il comune di Brembilla Vecchia il quale aveva gli stessi identici confini del comune attuale. Il castello di Clanezzo rimaneggiato divenne nel seicento residenza di campagna dei conti Martinengo da Barco bresciani, poi passo ai Beltrami che lo abbellirono e lo resero più simile all’aspetto attuale, ed in seguito vi abitarono i Conti Roncalli. Attualmente è un albergo ristorante.

Il bel giardino che si apre davanti al palazzo giunge fino al Brembo dove una passerella costruita nel 1878 conduce sulla riva opposta del fiume. Questa passerella venne fatta costruire dai Beltrami dopo che una piena aveva distrutto l’antico traghetto.

Poco discosto, a cavallo del torrente Imagna, si scorge il bellissimo ponte medioevale che per secoli  è stato l’unica via di accesso alla valle da questo lato del fiume. 

Il monte Ubione che sovrasta il paese, conserva sulla sommità i ruderi dell’antico castello che ivi sorgeva. Covo dei temuti ghibellini della zona, venne raso al suolo dalla serenissima nel 1443.  Al suo posto svetta oggi una grande croce che è stata realizzata dal Gruppo Amici Monte Ubione e dagli Alpini, insieme ad un piccolo rifugio nel 1972.

Dal punto di vista religioso il comune è suddiviso in due parrocchie: la parrocchia di S. Bartolomeo Apostolo in Ubiale e quella di S. Gottardo in Clanezzo.

Umberto Gamba